Sondaggio Tecnè per RTI: governo +0,5% ma cresce la sfiducia

Sondaggio Tecnè per RTI: governo +0,5% ma cresce la sfiducia

Consultazione richiesta da Mediaset: dati contrastanti.

È stato pubblicato il 27 dicembre scorso un sondaggio condotto da Tecnè su incarico di RTI per conto di Mediaset e il TGCom24, che è stato realizzato tra il domenica 22 e lunedì 23.

Sono emersi dati interessanti che esulano dalla pura consultazione statistica e che si traggono dalle 3 domande poste agli interpellati.

Innanzitutto va rilevato che per raggiungere il campione tipico di 1.000 risposte, la Tecnè ha dovuto interpellare 4.960, con una percentuale di rifiuti pari al 79,2%.

Il margine di errore che si valuta in ambiti di questo tipo è del +/- 3,1%, ma che come vedremo non modificano la sostanza del risultato.

Le tre domande sono state:

  1. Se si votasse oggi (per chi voteresti)?
  2. Fiducia nel governo?
  3. Fiducia economica?

Prima di elencare il pezzo forte, che si riferisce alle intenzioni di voto, va precisato che si è espresso il 57,3% degli interpellati, e che quindi, per differenza, il 42,7% si è dichiarato incerto o deciso ad astenersi.

L’esito del sondaggio, relativo alla prima domanda è stato il seguente, tenendo conto che la seconda cifra, quella tra parentesi, si riferisce a una rilevazione del 12 dicembre (11 giorni prima), e la terza colonna è relativa alla differenza riscontrata:

Lega               31,8%    (33,4%)     – 1,6%

PD                   19,1%    (18,9%)      + 0,2%

M5S                15,9%    (15,7%)      + 0,2%

FdI                   10,3%    (10,2%)      + 0,1%

Forza Italia      7,8%      (7,9%)        – 0,1%

Italia Viva        4,0%      (3,9%)       + 0,1%

Sinistra            2,7%      (2,5%)       +0,2%

Azione             2,4%      (2,0%)       + 0,4%

Verdi                1,7%       (1,5%)        + 0,2%

+ Europa         1,6%       (1,7%)        – 0,1%

Altri                  2,7%       (2,3%)       + 0,4%

Lasciamo i commenti ai politici e limitiamoci ad una lettura statistica, aldilà degli spostamenti “fisiologici” che possono intercorrere in pochi giorni.

Il partito che ha subito la flessione maggiore è la Lega, che comunque mantiene salda la propria posizione di preminenza nelle preferenze degli Italiani.

C’è da notare che il Centro Destra compatto sfiorerebbe il 50%, portandosi al 49,1, ma non riesce a varcare la fatidica soglia. In caso di conteggio dei seggi, però, e con i premi di maggioranza relativi, sarebbe il raggruppamento che otterrebbe la maggioranza assoluta dei parlamentari.

Gli alleati di governo, pur aumentando lievemente i consensi, pagherebbero il frazionamento dei voti nei vari gruppi della sinistra non allineati. Ma come vedremo, non godono in concreto della fiducia del Paese. Almeno per quanto ci suggerisce questo sondaggio.

Alla domanda numero 2, quella relativa alla fiducia nel governo, infatti, gli interpellati aveva così risposto nel dicembre 2018:

Ha fiducia          26%     (44%)     – 18%

Non ha fiducia  69%     (51%)      + 18%

Non indica           5%      (5%)          =

Qui il dato è inequivocabile. Va letto in relazione alla sostituzione della Lega al governo con PD + Italia Viva + parte della Sinistra. Ebbene, se si sottrae il 31,2% della Lega, e si aggiungesse il 24,7% circa delle forze partitiche di governo, il calo del consenso dovrebbe essere di poco più del 6%. E sarebbe ancora più sottile se sommassimo anche altri gruppi della Sinistra non troppo critici nei confronti dell’esecutivo. Ed è invece pari al 18%.

L’ultima domanda investiva in modo più diretto l’ambito pratico. Al quesito sulla fiducia economica, evidentemente legato alle scelte governative e all’andamento dei mercati e della vita concreta del Paese, gli interpellati hanno espresso dati che sono semplici da interpretare. La precedente rilevazione si riferisce al dicembre 2018:

Sarà migliore     (12%)     (22%)     – 10%

Uguale a oggi    (53%)    (46%)    +  7%

Sarà peggiore    (35%)    (32%)    +  3%

Resterebbero quasi 2/3 gli Italiani che sarebbero convinti che peggio di così non potrebbe andare. Anche se il numero degli ottimisti si è quasi dimezzato.

In conclusione: il governo non dovrà impegnarsi solo in misure concrete, ma dovrebbe riuscire nell’intento di ridare fiducia in se stessi agli Italiani, che sembrano ripiombati in uno stato di inedia quasi pre-risorgimentale.

 

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